Tutto inizia. O niente inizia.
Io che non sono né tutto né niente, sono certo una donna di molti inizi e, per
il momento (fortunatamente) di nessuna fine. Perché per come la vedo io di fine
ce ne è una sola e con quella buona, chiusi tutti i giochi. Il resto è un
divenire. Molto Eraclito, poco vangelo, ecco.
Quindi anche queste paginette
iniziano con la piena consapevolezza che non c’è un punto cui arrivare, uno
scopo da raggiungere, un fine ultimo. C’è, senza dubbio, quello che si legge là
in alto e che, da quando ho superato le dovute pasi pre e post punk, rock,
dark, fattanza, riassume il mio semplice (e banale) schema di pensiero
razionale.
Sono del tutto normale. Vivo
in un mondo normale. E per “normale” intendo “nella media”, “come la maggior
parte”, in modo percentualisticamente (scientificamente) “ordinario”. Perché non
ce n’è, in quello che fanno tutti (o i più, perché gli outsider immagino ci
tengano parecchio al loro “noi no”, e qui si aprirebbe una lunga parentesi su
quanto sei “no” se a essere “no” sono un milione di persone) c’è qualunque cosa.
Vivere nella media è un
concetto trasversale. Coinvolge tutto.
Vivere nella media può voler
dire, per esempio, vestirsi da puttanone della Binasca così come da figa di
legno o ancora secondo le leggi del rotolarsi nell’armadio. E anche vestirsi
bene e basta, certo. Non devi essere una trend setter per saper abbinare i
colori, di solito basta saper distinguere il giallo dal verde (o scegliere di
gestire un armadio monocromatico).
Vivere nella media è avere
una casa con il mutuo, ma anche tre case comprate dai genitori o nessuna casa e
stare in affitto o vivere ancora con i genitori a quarant’anni.
Vivere nella media è essere
single e anche essere conviventi e anche essere sposati/uniti civilmente.
Vivere nella media è così
meravigliosamente pluripotenziale che vivo nella media quando fumo trenta
sigarette al giorno e anche quando, in uno dei miei numerosi deliri di
salutismo inutile, mi costringo a rollarmene al massimo dieci. Nella media
bevendo troppo, troppo poco e nulla. Nella media trombando quando ne ho voglia,
quando non ne ho voglia ma ne ha voglia lui, solo il mercoledì e il sabato,
mai. Nella media guardando il peggio rudo che passano su Realtime (nel caso “Altà
infedeltà” ogni sabato mattina) e programmi verticali piuttosto ben fatti tipo “Di
martedì”. Nella media leggendo jo Nesbø, Grazia, Tu Style e Saramago.
Io mi sento completamente
media nel mio fare cazzate e poi fare cose solo perché si deve. Nel vivere ogni
giorno come un potenziale ultimo giorno e contemporaneamente sperare ancora di
poter cambiare i mobili della sala. Sono così abitudinaria che anche quando
sono in ferie ho la sindrome del lunedì.