giovedì 25 gennaio 2018

la medietas



Tutto inizia. O niente inizia. Io che non sono né tutto né niente, sono certo una donna di molti inizi e, per il momento (fortunatamente) di nessuna fine. Perché per come la vedo io di fine ce ne è una sola e con quella buona, chiusi tutti i giochi. Il resto è un divenire. Molto Eraclito, poco vangelo, ecco.
Quindi anche queste paginette iniziano con la piena consapevolezza che non c’è un punto cui arrivare, uno scopo da raggiungere, un fine ultimo. C’è, senza dubbio, quello che si legge là in alto e che, da quando ho superato le dovute pasi pre e post punk, rock, dark, fattanza, riassume il mio semplice (e banale) schema di pensiero razionale.
Sono del tutto normale. Vivo in un mondo normale. E per “normale” intendo “nella media”, “come la maggior parte”, in modo percentualisticamente (scientificamente) “ordinario”. Perché non ce n’è, in quello che fanno tutti (o i più, perché gli outsider immagino ci tengano parecchio al loro “noi no”, e qui si aprirebbe una lunga parentesi su quanto sei “no” se a essere “no” sono un milione di persone) c’è qualunque cosa.
Vivere nella media è un concetto trasversale. Coinvolge tutto.
Vivere nella media può voler dire, per esempio, vestirsi da puttanone della Binasca così come da figa di legno o ancora secondo le leggi del rotolarsi nell’armadio. E anche vestirsi bene e basta, certo. Non devi essere una trend setter per saper abbinare i colori, di solito basta saper distinguere il giallo dal verde (o scegliere di gestire un armadio monocromatico).
Vivere nella media è avere una casa con il mutuo, ma anche tre case comprate dai genitori o nessuna casa e stare in affitto o vivere ancora con i genitori a quarant’anni.
Vivere nella media è essere single e anche essere conviventi e anche essere sposati/uniti civilmente.
Vivere nella media è così meravigliosamente pluripotenziale che vivo nella media quando fumo trenta sigarette al giorno e anche quando, in uno dei miei numerosi deliri di salutismo inutile, mi costringo a rollarmene al massimo dieci. Nella media bevendo troppo, troppo poco e nulla. Nella media trombando quando ne ho voglia, quando non ne ho voglia ma ne ha voglia lui, solo il mercoledì e il sabato, mai. Nella media guardando il peggio rudo che passano su Realtime (nel caso “Altà infedeltà” ogni sabato mattina) e programmi verticali piuttosto ben fatti tipo “Di martedì”. Nella media leggendo jo Nesbø, Grazia, Tu Style e Saramago.
Io mi sento completamente media nel mio fare cazzate e poi fare cose solo perché si deve. Nel vivere ogni giorno come un potenziale ultimo giorno e contemporaneamente sperare ancora di poter cambiare i mobili della sala. Sono così abitudinaria che anche quando sono in ferie ho la sindrome del lunedì.

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